1989 (I)

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L’eroe di Double Dragon, un bellimbusto dai boccoli ossigenati e dalle orbite (non erano occhiali!) colorate di un blu cobalto intenso a vivacizzare un volto per il resto inespressivo quant’altri mai, crepava lentamente, accartocciandosi e poi abbracciando la Madre Terra, e nel mentre – ecco in cosa si distingueva rispetto agli altri – esalava uno sbadiglio annoiato, come per esprimere in tale modo il tedium di dover subire la propria morte un centinaio di volte al giorno sempre nello stesso modo. Crepava, certo, per i pestaggi sanguinolenti, ma a causare il tristo evento concorreva pure (non perdevi occasione per farlo notare – invano) una discreta componente colposa da ricercare nella condotta di chi lo guidava: negligente, imprudente e imperita, come presto ti avrebbero insegnato a dire codici e pandette. Sì, bello finire i nemici con le mosse collegate a ciascuno dei due pulsanti; molto appagante fracassare per bene qualche cranio contro il proprio ginocchio, o intontire il prossimo tuo con un uno-due per poi tirarlo su e – “ti piace fare volavola?” – gettarlo come un sacco nell’apposita ruscarola; godurioso, si! ma te lo potevi permettere solo negli uno contro uno e contro gli avversari più lenti. Vallo a fare quando sono in cinque, ad attaccarti, veloci come il lampo, grossi e feroci come orsi marsicani e di tutto punto armati: la fine era piucchecerta. Gomitate, sciocconi, gomitate! Ecco il segreto-che-poi-non-lo-era-neppure-tanto. Bastava dare le spalle agli zozzoni di turno, aspettare che ti arrivassero a un paio di pixel di distanza e poi, col tempismo giusto, premerli ENTRAMBI, i dannati bottoni – e con un sol colpo ne facevi secca una mandria. Proprio seguendo cotale strategia eri arrivato a tu per tu con quello che si presumeva fosse l’organizzatore della congiura ordita ai tuoi danni, al primo impatto tanto simile a un mercenario dei film ambientati nel futuro post catastrofe atomica; tamugno di corporatura, il viso impestato di barba malfatta e cicatrici, ma soprattutto armato di un mitragliatore quasi più grosso di lui – eh, si! Meglio forse sarebbe non rievocare questa nefasta ricorrenza, ma come puoi scacciare dalla testa il corpo lampeggiante di quell’ultimo nemico al tappeto (o era moquette?), a significare che l’ultima botta, pardòns, gomitata sferratagli era stata letale e che il gioco era finito, finito, finalmente finito? Come se avessi fatto chissà cosa, già. Il lato amaro della vicenda fu invero una tua mossa inconsulta, sciagurata, da amputazione di falangi: il cattivissimo forse non si era ancora reso conto di essere ormai cadavere, e la bonazza da quello rapita non aveva nemmeno fatto in tempo a liberarsi dal sartiame che la teneva legata al soffitto come una salama, che il tuo bellimbusto intanto non trovava nulla di meglio che cadere nel fossato irto di spunzoni preparato, sembrava, proprio per quel finale a sorpresa. Chi, cosa, come, perché? Nulla da dire, avevi fatto tutto tu, e così i titoli di coda non li avresti mai visti, Game Over, morto allora o dopo il primo scemotto del primo quadro non faceva alcuna differenza.

Ti allontanasti istupidito e furtivo dal cabinotto ai primi conteggi del “continue?”, sperando che nessuno avesse assistito ala nefandezza perpetrata dalle tue manacce. Pensavi di averla fatta franca; non era così. Un soldino di cacio schizzò dall’angolo dal quale aveva assistito alla scena, lui occhio di falco, e dette vita all’incredibile, cui avresti ripensato per giorni con le mani sulla faccia. Cosa venne in mente al perverso virgulto di cui sopra? Aspettò impassibile che il caundàun, sullo schermo, arrivasse al 2; forse, servendosi di un senso a te sconosciuto, riusciva a controllare anche te, le tue possibili mosse. Dopodiché, iena come nessuno, inserì fulmineo il gettone. Sissignore, solo per far sì che bellimbusto e morosa, finalmente riuniti, potessero baciarsi. Poi: sigla, musichina romantica, zè end.

Lo spettatore, come se non bastasse, fu raggiunto da un suo coetaneo. I due rimasero lì a rimirare il finale, muti. Ma poi, lo notasti chiaramente, il fornitore del gettone ti indicò senza staccare gli occhi dalla lista dei programmatori che intanto scorreva solenne, e tu scappasti via!, chè non volevi subire in diretta la grave onta del tuo sputtanamento, e tantomeno diventare famoso da lì fino a Zenerìgolo o a Lorenzàtico (almeno) come colui che aveva finito Double Dragon, ma.

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