Cormorano di repertorio

Me lo sono ritrovato davanti mentre RaiTre passava in rassegna le più grossolane bufale propinate dal giornalismo americano dai tempi della Guerra del Golfo. Aveva appena finito di frignare davanti a una selva di microfoni una ragazza che cianciava di aver visto neonati morire atrocemente, in Kuwait credo, strappati alle incubatrici dagli iracheni; e di pura recitazione trattavasi perchè lei non aveva visto nulla, nè alcun pargolo risultò poi aver fatto quella fine. Il filmato successivo mostrava le acque del Golfo Persico ridotte a melma vischiosa, sopraffatte dalle ondate di petrolio.
Ed eccolo lì.
A riprova dei susseguenti danni alla fauna la CNN dedicò un siparietto, nell’ambito dello stesso servizio, a un esserino che si dibatteva disperato e ricoperto di greggio in ogni anfratto, al punto che a fatica poteva comprendersi che razza di animale fosse. Un cormorano, diceva il reportage originale: ci credereste che questa povera creatura è un cormorano? Guardate i danni che Saddam sta facendo all’ecosistema, eccetera eccetera. Ma subito la voce fuori campo “dei giorni nostri” manifestava perplessità sull’autenticità di quelle immagini: la TV americana le mostrò per la prima volta in un periodo in cui il golfo era ancora sotto il controllo iracheno, sicché mai e poi mai scene del genere avrebbero potuto essere immortalate e diffuse. Morale: anche qui il prodotto era “artefatto”.
Ma…anche il cormorano? Soprattutto il cormorano, proseguiva la voce. Si è poi scoperto, infatti, che la scena della bestiola impanata di schifo fosse preesistente al conflitto; altri giurarono addirittura che dei volenterosi del network l’avessero acchiappata e cosparsa di pece per l’occasione. Più verosimilmente, non bazzicando i cormorani le coste irachene, e non potendosene comunque fare senza (immagino il mezzobusto di turno col ciuffo impomatato vibrante d’ira, mentre grida: “No, imbecilli, ho detto che voglio solo il cormorano!!!”), era stato fatto un pedestre copia-incolla da vecchi filmati di sciagure perpetrate in altri continenti. Insomma, i giornalisti americani sarebbero stati di ben articolata perfidia: la notizia delle acque del golfo che ribollivano di bitume era senz’altro vera ma, nel darla, si era ecceduto nel melodramma. E restava un dato di fatto: a dar retta a una versione o all’altra, il cormorano era in ogni caso di repertorio.
Da allora, è una costante di tutti i reportage filmati sui luoghi dei disastri ambientali: puoi star certo che su ogni spiaggia profanata dalla mano dell’uomo prima o poi lui comparirà, le ali incatramate, barcollante, incapace di spiccare il volo, agonizzante; ma si finirà sempre per domandarsi, guardandolo in TV: sarà autentico, ‘sto cormorano? o sarà come quello riciclato della CNN?
A lungo l’ho sentito vicino, anzi, mi ci sono quasi immedesimato. Trascorrevano gli anni, cambiavano le mode, le persone, i gusti, le mentalità, le frequentazioni: ma io sempre identico, maledizione. E davo la colpa di tutto non a me stesso, ma a chi – giornalista? regista? altra entità imperscrutabile? – puntualmente faceva in modo che il cormorano apparisse.
Per fortuna, le pagine si voltano. E oggi, al più, potrei considerarlo un lontano conoscente, di quelli che sai che esistono, ma insomma, meglio non facciano l’improvvisata a casa nemmeno per un caffè.

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2 pensieri su “Cormorano di repertorio

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