Come può piovere domani

(14.05.2012)
“Tu vuoi sapere troppe cose”…così mi ha risposto il cielo l’altra notte, uniformemente anonimo e senza stelle; pareva avermi voltato le spalle, sdegnato perché non riuscivo a a dar valore agli spettacoli naturali che aveva ospitato e mandato sotto forma di presagio: un lampo secco all’orizzonte, ma senza tuono al seguito, a dissipare il calore che prima ristagnava sulla terra e sui nostri abiti; poi il vento, l’armoniosa danza delle sue folate che il fruscio degli alberi provava a rendere meno “incorporea”. D’accordo, cielo, in fondo hai mantenuto ciò che avevi promesso. A me importa che tu l’abbia resa felice, e ti ringrazio in particolare per quei suoi “occhi ridenti” di leopardiana memoria. Ancora mi interrogo, sai, sul loro colore, e ogni volta sbatto contro il muro dell’indefinibilità. Mi viene in mente la polpa di certe olive nere; ma potrei certamente fare di meglio. E’ che voglio sapere troppe cose.

Ciao, amore mio.

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