Schemi di pensiero individuale (ovvero, “come il vento attraverso il mio albero”)

Montatura pesante; stanghette spesse due centimetri, intarsiate e cesellate all’altezza delle tempie; lenti spigolose che si estendono al di sotto degli zigomi; un modello, attenzione, mica ispirato da un rigurgito di moda trascorsa: non può che essere realizzato così, visto che ci troviamo proprio all’inizio dei Novanta, non si scappa. Seppure ancorati al naso della titolare, ballano a ritmo, su e giù, facendo sfregare le lenti contro il copriletto in corrispondenza del cuscino: trattandosi di mobili d’albergo, se ci passassi il luminol apparirebbero macchie altrimenti invisibili, grosse e irregolari come se accanto fosse esploso un colorificio…ma guarda, è solo apparenza, gli occhiali sono ben fermi, è chi li indossa a muoversi. Si sposta a scatti, avanti e indietro, sul letto dove si era sdraiata a pancia in giù per riposare dopo le escursioni con i compagni di scuola; lei ancora intrappolata negli abiti e nelle sembianze da quindicenne di venti e passa anni fa, i capelli a scodella gigante rovesciata, i jeans a vita orrendamente alta prima che entrassero in voga gli altri a vita orrendamente bassa, tanto è lo stesso, coperti come sono da una camiciona a scacchi che avrebbe rifiutato perfino l’arci-lesbica di Seattle…ma guarda, anche questo è apparenza, quel corpo è fermo, è chi ci è piombato sopra ad agitarsi. Costui pochi secondi prima girava ancora umido di doccia per il corridoio, addosso soltanto le infradito e un asciugamano in vita, sventolando una rivistaccia e da quest’ultima declamando, anche se solo alla carta da parati, un poetico estratto sulla tecnica del bocchino; ma non ha nemmeno finito l’incipit sulla ‘lingua morbida e flessuosa’. Interrotto dalla visione di quel corpo prono dallo spiraglio di porta lasciata disgraziatamente accostata, già si erge nella fiera posa di Svicolone prima della rincorsa, per irrompere ‘tutto a mancina’ nella camera e spiccare un balzo in direzione del letto come sopra occupato. Ora le blocca le braccia, poi usando le cosce a mo’ di morsa le stringe i fianchi, e infine la cavalca neanche fossimo nella scena della caduta della bomba nucleare nel Dottor Stranamore, solo che qui le urla da cowboy sono sostituite dal caloroso invito ‘A pecora!’, cui lei non riesce a contrapporre che un flebile e annoiato ‘dai…’, come se in groppa avesse una solleticante formichina e non un bufalo umano e arrapato di quasi un quintale. Intanto, da un mangiacassette nero il cui sportello si apre e chiude sempre a fatica perché semi-invaso da un adesivo della Champions troppo grande, un intempestivo Patrick “Sciuezi” non ancora buonanima fa colare miele a cucchiaiate intonando che la sua collega di danze zozze, la stessa che veniva sollevata dalle acque e tenuta in equilibrio tutta grondante (e sai che sguazzo con le braghe bianche addosso?), è “come il vento/attraverso il mio albero”, sempre che la similitudine significhi qualsiasi cazzo di cosa. Il bufalo umano, dal canto suo, è attraversato dalle scosse di piacere provocate dall’ascolto in cuffia dell’ultimo album dei Death; lungi da lui, però, che il titolo in Italiano, “Schemi di Pensiero Individuale”, sia senz’altro più adatto al manuale di filosofia, cui invece si dedica un approccio simile a quello del selvaggio al cospetto di manitù: una sorta di terrore reverenziale, ecco.
…Dicevamo? Ah, sì. Ma guarda, anche questo è apparenza. Il bufalo in effetti sembra paralizzato, nel momento in cui tutto l’hotel prende a muoversi (come avrebbero attestato poi anche i sismografi).

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7 pensieri su “Schemi di pensiero individuale (ovvero, “come il vento attraverso il mio albero”)

  1. Non riesco a dire se è terribile o ridicolo. Soltanto che mi porta alla mente ricordi “misti”, gioventù e ormoni, canzoni e totale ignoranza musicale, e un tremendo senso di umiliazione. È scritto benissimo, davvero.

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  2. Ciao, Te 😉 e grazie dei complimenti e della tua immedesimazione. Ovviamente, il tormentone “ma guarda, anche questo è apparenza” l’ho fregato a Zio Franz K. Avevo voglia di scrivere qualcosa che ruotasse attorno a quel concetto, ed eccolo lì.

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  3. Lo zio Franz ne sapeva di apparenza. Ma ne sapeva parecchio anche di sostanza (sto leggendo le “Lettere a Milena”). Invece il “bufalo” non sa ancora niente 😊 (ma un giorno sapra?). È un caso fortuito che tu abbia citato K.? Quanto all immedesimazione, è il solo modo di leggere che conosco.

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  4. Eh, guai a sottovalutarlo, il bufalo. All’epoca era pericoloso anche solo dargli la buonasera. A distanza di anni, invece, è un uomo realizzato, certo più di me. E a K. mi aggrappo spesso: in particolare alle note in coda a una sua raccolta uscita tanti anni fa per Feltrinelli, in cui sono riportati stralci delle lettere (a Milena e a Felice) e dei diari; tanto per impormi la convinzione che l’unica tastiera che dovrei toccare è quella del bancomat. Poi va be’, si trasgredisce.

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  5. 😄 toccare la tastiera del bancomat è pericoloso, non sai mai quando fermarti…
    Io non sono una esperta di letteratura, non ho potuto studiarla a scuola, formazione completamente economica, ma leggo molto. K. ha una scrittura che a tratti è così sofferta che mi squarcia. Ma nelle lettere è quasi leggiadro. Ma sono una lettrice emotiva o immersiva, non una critica razionale.
    Quanto alla realizzazione del bufalo, non so che tu intenda per realizzato…ma K. sarebbe d’accordo?
    Scherzo. Buona giornata, e grazie della conversazione.

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  6. Nelle lettere, poi, riesce a essere perfino…come dire…la sparo la parolaccia? Romantico! E magari fino a un secondo prima scriveva dello scarrafone gigante.
    Il bufalo è realizzato perchè oggi è stimato professionista – come me, basta togliere l’aggettivo – e ha messo su una bella famiglia. Io avevo iniziato a lavorarci, ma il progetto ora è sparso in cocci che non ho spazzato via; sono ancora lì, davanti alla mia faccia.
    Grazie a te del passaggio…e proficuità! (mi piace congedarmi così. Anche augurare “eupepsia!” non è male).

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  7. Ecco…eupepsia dovrei guardarmela sul vocabolario, ma mi fido sulla parola (tua.) che sia una cosa positiva. Se sei stimato credo tu lo sappia (.autostima a parte, che mi sembra in calo..☺️).
    I cocci davanti alla faccia, beh molti di noi ne hanno. Anche chi ha una “bella” (virgolette apposte appositamente apposta ironicamente ironiche e ciniche… Suonava bene?). Comunque mi dispiace per i tuoi cocci, di qualsiasi natura siano. Io li ho messi tutti in un baule, così so che ci sono ma non li devo guardare ogni giorno. E sì, FK nelle lettere è decisamente romantico. Forse perché sono il solo luogo in cui non ha utilizzato il suo pensiero, ma il suo cuore. A bientôt.

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