OCTOBER RUST – 4. Super8

(Per S., che mi amava nonostante).

– “…del resto, con lo zucchero ho da sempre un rapporto particolare, fin da bambino, e non perché ne assumessi in quantità smodate, anzi”.
– “Oddio…Ci risiamo…”
– “D’estate mia mamma mi caricava sulla sua 126 rossa e mi portava al mare, in un posto che io trovavo stranissimo perché prima di raggiungere la parte piana, dove piantare ombrelloni e stendere teli, occorreva scendere una rampa tutta sabbiosa, anche piuttosto ripida, da starci attenti, che se per caso mettevi male un piede rischiavi di ruzzolare giù formando un involto rovente con i tuoi averi da spiaggia, o di arrivare a pelle di leopardo”.
– “Ma prendi fiato!”
– “…ed era pure peggio a fine giornata, al ritorno, quando quella rampa dovevi risalirla sempre carico di roba, ma stufo marcio e pieno di salsedine: saran stati poco più di una trentina di metri, ma di una pendenza tale da far maturare la domanda: ‘ma perché proprio questa spiaggia e non altre? La impone qualche decreto?’…mai avuta risposta, perché il quesito non si è mai azzardato ad uscire dalla mia bocca.
In quelle giornate lunghissime, a mia mamma veniva ovviamente voglia di un caffè. Il bar era in cima alla dannata salita, per cui non era raro la vedessi indugiare a lungo prima di decidersi a raggiungere la catapecchia, intrisa di aria di mare e col velo di sabbia per terra, ma pur sempre lassù. A me, da piccolo selvaggio, non passava nemmeno per l’anticamera di propormi come cavaliere, finchè un giorno lei si sbilanciò e mi chiese la cortesia, anch’essa tanto covata, forse con una punta di timore per ciò che potevo risponderle. E invece ci pensai appena un secondo. ‘Certo’, risposi, e le voltai le spalle, lasciandola al sole e inerpicandomi sulla rampa.
Una volta sul posto, allungai la duecentolire fattasi sudaticcia stretta com’era nella mia manaccia, e mi fu elargito il bicchierino, fumante di plastica già in via di scioglimento. Uscii dal bar, ma mi colse il dubbio tremendo: e lo zucchero? Mia madre ce lo metteva sempre, ma non avevo mai fatto caso alle quantità. Ora, col cavolo che sarei sceso giù a chiederle quel dato mancante per poi tornare al bancone, mettendo così a repentaglio sia la qualità della bevanda sia l’integrità delle piante dei piedi, già arroventate dalla sabbia. Né potevo sbraitare, dalla ‘vetta’, per sapere quanto ne gradisse. Per cui riguadagnai l’entrata e decisi di confrontarmi faccia a faccia con la zuccheriera, che presi a puntare con gli occhi a fessura di un Lee Van Cleef in una sfida all’OK Corral. La zuccheriera, si, perché le belle bustine di oggi , tutte di forma e colore diverso a seconda del tipo che desideri (tra l’altro, ai tempi, o normale o nisba!), mica c’erano, o perlomeno non dappertutto. E l’aggeggio era quello classico, oggi scomparso:ovale, chiuso da due sportellini riflettenti, uno dei quali sempre sollevato a palesare il granuloso contenuto, di un bianco senza eguali in natura. Dentro erano infilzati un paio di cucchiai lunghi e sottilissimi, nei confronti dei quali peccai di inesperienza. Ne toccai appena uno, e subito feci conoscenza sia con il famigerato effetto ghigliottina (decantato anche da Eco in una delle sue “Istruzioni per l’uso”), perché uno degli sportellini calò con uno scatto secco nebulizzando zucchero tutt’attorno, sia con gli occhiacci torvi del barista. Ma non mi persi d’animo. Riaprii l’aggeggio maledetto, feci un respiro profondo, con tutta la delicatezza possibile presi di nuovo un cucchiaio (come fosse il sacro graal), lo riempii e lo vuotai nel bicchierino, e ripetei anche l’operazione, secondo un criterio quasi casuale, andasse come andasse. Mescolai con il bastoncino, poi tornai da mia madre e le porsi quel caffè che chissà in che stato avevo ridotto; lei ringraziò e lo portò alle labbra con una leggera esitazione, forse perché si era ricordata solo allora che potevo averle rimediato una ciofeca oppure una bomba tale da alterarle i valori delle analisi; ma insomma, bevve. Non penso scorderò il lampo che le attraversò gli occhi sin dopo il primo sorso, dal che capii che il rituale si sarebbe felicemente ripetuto, sempre se lo volevo. E lo volli sempre, sì; addirittura lo proponevo io, a orario fisso: e ogni volta quella soddisfazione sui suoi occhi e sulle sue labbra…finchè una mattina me lo chiese apertamente, come diavolo facessi a zuccherare il caffè in quella maniera così perfetta, visto che lei con quelle dannate tagliole non sapeva mai come regolarsi. Io, stronzetto, facevo perfino il misterioso! lasciandole intendere che era un segreto; in realtà per il timore che, appreso il mio metodo, potesse fare a meno del mio tocco, andando a prendersi il caffè da sola. Più in là, pensai che presto avremmo smesso di andare al mare assieme, e che lei avrebbe voluto gustarsi un espresso ben zuccherato a prescindere dal sottoscritto. Così un giorno glielo rivelai: la quantità era un cucchiaio da zuccheriera da bar intero, più un’altra punta appena, nemmeno stessi parlando delle dosi della Magnesia San Pellegrino (“Una punta come antiacido per digerire”, eccetera, o giù di lì, recitava lo spot). Ma era tardi. Nei bar, le ghigliottine stavano già sparendo, soppiantate dalle bustine; pratiche e comode, certo, ma a me avrebbero potuto togliere quella piccola-grande dote bambinesca, forse l’unica, che mi era toccata in sorte”.
– “Dura ancora?…mi piace quando ti impantani in digressioni balorde…”.
– “…oggi mi guardo attorno e penso di essere rimasto l’unico a usare quello cosiddetto normale. Tempo fa vedevo gente che nella tazzina ce ne sparava perfino due bustine, erano coloro che provocavano la battuta logora del “ci vuoi un po’ di caffè nello zucchero?”…adesso, mi sembra che il ‘canna’ sia il tipo più in voga. Fatico a capire la ragione di questi contenitori per me giganteschi. Ne strappo solo un angolino; poi uno schizzo appena e basta. E la cosa, ti dirò, fa stranire i puristi peggio che se ne buttassi giù due bustine intere…resta praticamente tutto nell’involucro, abbandonato quasi integro sul piattino accanto alla tazzina. Così facendo, non credo proprio vedrò allungare la mia vita, né mi verrà scontato un pezzo di purgatorio, se mai lo guadagnerò, ma…beh, mi sento, se non un po’ ‘più unico’, meno pecorone, ecco”.
– “Ok, va bene, ho capito, ma vuoi venire al sodo? Cioè: è vero quel che ho sentito dire?”.
– “Si, è vero. La mia compagna fa parte della schiera di coloro che nel caffè non mette nulla. Anzi, non metterebbe. Quand’è assieme a me, al bar o alla fine dei pasti fuori casa, io procedo al solito, zuccherando a modo mio, come ti ho raccontato prima. Lei ormai non scuote nemmeno più la testa. Ci ha provato una volta sola a chiedermi una spiegazione: non devo averla convinta. Per cui aspetta che io abbandoni la mia bustina piena tranne che per un angolino, poi la prende e la svuota tutta nel suo caffè. Cioè, dallo zero a tutto, e viceversa: dipende. Se non è con me, non fa così: proprio perché nessuno pare faccia come me”.
– “Oh…quindi me lo confermi”.
– “Si. Cosa vuoi mai. E’ una ragazza che odia da morire gli sprechi”.
– “…o ama altrettanto te, direi”.

Fine. Sigla di chiusura:
https://www.youtube.com/watch?v=re5LSsCHx7g

Annunci

11 pensieri su “OCTOBER RUST – 4. Super8

  1. Non sono sicura di avere capito fino in fondo questa storia zuccherina … forse ho il cervello spappolato oggi più del solito. Due sole riflessioni. Mi ha colpito il sottotitolo. A me sembra che “si ami sempre nonostante”, quasi per definizione. In quando a zuccherare per non sprecare, io e il mio compagno non ne abbiamo bisogno. Entrambe amaro il caffè.

    P.S. Questo zucchero dei System of a Down potrebbe piacere al mio compagno. Certe dosi di musica così a casa mia e a tutto volume, eh. Ciao. 😉

    Liked by 1 persona

  2. Quel modo di consumare lo zucchero dalla bustina (lui la sbocconcella, lei la vuota del tutto pur prediligendo il caffè amaro) era vero e consuetudinario; io ne ridacchiavo ogni volta, per lei invece era qualcosa di assolutamente normale. Questo meccanismo funzionava così regolarmente che un giorno mi tornò in testa quel ricordo infantile, anch’esso vero. Ne seguiva, altrettanto puntuale, il suo: “Scrivine! So così poco di te bambino”. Ne scrissi come da post, lei lesse, ascoltò il brano, le brillarono gli occhi (anche solo perché per lei Tankian equivaleva al solo-dio-onnipotente-creatore-del-cielo-e-della-terra eccetera), e io fui a mia volta ben contento così.

    Mi piace

  3. Ma veramente fai così, con lo zucchero? La prossima volta ci voglio far caso. Ciao, ragazzo! (Ou, ma sai che siamo tornati al Mi Mama anche il mercoledì dopo? Ci piace un mucchio, e il mare d’inverno riesce anche a piacermi. Guarda un po’ da quel tuo consiglio cos’è nato)

    Mi piace

  4. Adio bel vec! Davvero faccio così, anche in ufficio: lascio la bustina aperta sulla macchinetta del caffè perchè altri usino lo zucchero avanzato; e puntualmente chi la maneggia si ritrova una fuoriuscita di granelli là dove da più fastidio, ovvero tra le dita. Per il resto, ti direi che il mare esiste solo d’inverno, ma non sono tra quelli che passeggiano sulla spiaggia per vederlo ribollire grigio e gonfio di vento. Potrei farlo, ma…troppi ricordi.

    Mi piace

  5. Mah… Io ho rinunciato alle tre classiche palline di zucchero della macchinetta e son passata a due. A me il caffè non piace, lo bevo solo per essere socialmente educata “che cosa prendi? ” ” un caffè! “- ma certo. Tant’è che se becco qualcuno\a in confidenza lo divido con lui\lei, e mica mi vergogno.
    …Inzomma, mi spezzi il cuore con il tuo ” interlocutore farlocco”, non sapevo come arrivarci.

    Liked by 1 persona

  6. Tirati su: in fondo l’interlocutore è così farlocco che se sparisse non se ne accorgerebbe nessuno e il mio sproloquio continuerebbe😊 bella la condivisione, l’importante è non imbattersi in quegli espressi, più che bassi, macrobiotici…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...