I briganti mi dettero da bere

I briganti mi dettero da bere
in silenzio come sempre si dovrebbe,
e a un tratto, di là dal vetro, il buio mi restituì la tua presenza
aleggiare nell’aria esausta di pioggia,
come la prima sera che ti vidi:
capelli, soprabito, stivali, tutto accomodato
a forme nate per sciogliersi agli abbracci
di cui, pure, la vita ti aveva forzato all’avarizia.
Solo la borsa era più grande, anche stavolta,
e confidavo avesse infilzata quella spilla
con la bestiola che in fumetto statuiva
“Non sono un pupazzo”, impettita, a occhi sbarrati:
una piccolezza, te ne facevi scudo.
Adesso, ferma e di spalle, il delitto perfetto:
non c’era nessuno e voleva stanarmi, che mi voltassi
ma se dovevo cadere in trappola, decisi,
ci sarei finito a modo mio.
Uscii, puntai al muro in fondo al vicolo,
finsi per i graffiti un interesse cieco, da museo
ero osservato ma mi dimenavo,
pessimo attore, battendo i talloni per un freddo
che non avevo.
Tornai sui miei passi a testa bassa, non eri tu e lo sapevo
Come sono vile, come mi detesto.

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2 pensieri su “I briganti mi dettero da bere

  1. Come una sorta di Orfeo ed Euridice in versione moderna. Non dovevi voltarti. Ma forse non ho capito niente. Chissà. C’è un tono però, c’è una malinconia, c’è un amore in questo tuo canto che è di uno struggimento infinito.

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