Scimmie, crociere e rosacroce

(Questo potrebbe essere l’ultimo segmento delle vicende su cui si basano i post “1989”, dunque il quarto se non erro; e benché lo spirito che lo anima sia il medesimo, qui il 1989 non c’entra un beatissimo. Più banalmente, sono io che mi esercito al punto e croce dei ricordi filtrati dalle esperienze video-ludiche, roba per iniziati, giusto per tenere caldi i polpastrelli: in teoria impubblicabile, in pratica pazienza-ormai-è-andata).
Dal 30 dicembre del 2001, data in cui mi decisi a buttare Amiga e Commodore 64 nel cassonetto perchè nella nottata – mentre giocavo a “Frank Bruno’s Boxing” – il monitor aveva fatto pùffete spandendo un’acre fumara nella mia stanza; da allora, dicevo, ho creduto per molto tempo che determinate mie questioni esistenziali sarebbero rimaste avvolte nel mistero. Per esempio: come ci si orienta nell’inferno sotterraneo di Monkey Island. Oppure: chi è l’assassino in Cruise For A Corpse. Sul primo quesito mi inchiodai una notte in cui, dopo aver a lungo girovagato a caso nei cunicoli tra lava e lapilli per trovarmi ogni volta al punto di partenza, il sistema andò in guru meditation, cioè si impallò, e io avrei dovuto ricominciare tutto daccapo perchè il gioco era piratatissimo e l’opzione di salvataggio non funzionava. Analogo discorso per Cruise For a Corpse, nel qual caso la tortura era accentuata dal fatto che ne possedevo la soluzione, lunga; cosicché non potevo condurre a termine il gioco senza interruzioni. Senza contare poi che nella rubrica di aiuto sulla mia rivista di fiducia il nome dell’assassino era soltanto suggerito. Vi si leggeva: sappiate che il colpevole è il personaggio più antipatico tra tutti, e “‘sti cazzi”. Tutto questo fino alla scoperta di un “sitarino” da dove si possono scaricare su hard disk queste due e altre avventure con relativa soluzione, senza più l’impaccio del supporto floppy da 3,5 pollici. Così ho colmato in fretta le mie lacune adolescenziali, in modo da avere un paio di dubbi in meno in punto di morte; vabbè, meglio di niente. E dunque: per andare a colpo sicuro nelle viscere di Monkey Island e trovare la nave fantasma tocca farsi guidare dalla testa mozzata e putrescente del navigatore, dal sorriso identico a quello del calciatore brasiliano Ronaldinho, gentile dono dei cannibali del posto; il resto è tutta polpa che si aggiunge da sé. E io che cercavo di farne senza.
Per quel che concerne Cruise For A Corpse, non posso esimermi dal rievocare, sospirando, il primo impatto con questo gioco. Era il giugno del 1992, alla vigilia delle ultime cinque ore scolastiche. La sera precedente avevo creato con le mie manine la copia personale del programma, duplicandolo dai dischetti prestati dal solito amico più fornito. Il giorno dopo, fine dell’anno con baci e abbracci e aranciate stappate tra i banchi. Poi sosta all’adiacente bancarella del mercato per comprare “Fear Of The Dark” degli Iron Maiden in edizione forse tailandese, confezionata senza note né testi: null’altro che una cassetta e una copertina fotocopiata alla valàchevabene (o alla cazzodicane), ma erano tempi in cui aspettare spasmodicamente l’uscita di un disco aveva ancora un senso, tanto più che – oh, ragazzi! Parliamo degli Iron Maiden, non so se mi sono capito. Ricordo ancora lo sguardo di compatimento dedicatomi da una compagna di classe quando mi vide con quella “roba” tra le mani – della serie: “Nooo, l’ascolti anche tu, non credevo, ma che ci trovi?”. Avrei potuto lasciar uscire il vaffa che mi si appollaiava sul gargarozzo in occasioni simili ma, ripeto, avevo il mio piano da attuare. Così, una volta a casa e dopo un pasto veloce, eccomi già rinchiuso in camera, Cruise For A Corpse a girare sull’Amiga e Fear Of The Dark in un impianto Technics già allora vecchio di dieci anni. L’album suonò e risuonò per molte ore mentre canticchiavo i ritornelli già imparati (“Hell/Ain’t a bad place/Hell is from here to eternity”!). E intanto: vai su, torna giù, prendi questo, parla di quell’altro con Tizio – inserisci il tal disco, sempre e soprattutto. Quel tempo che altri avrebbero potuto tranquillamente definire sprecato, era stato finalmente “mio”, al riparo da tutti e da tutto, perfino da quel dannato sole che avevo lasciato filtrare soltanto da tre o quattro fessure della tapparella. Ciò addolcì la consapevolezza di non poter proclamare il colpevole in quelle ore (lungo, lungo era il gioco pur con le dovute dritte) e di non poter ricominciare là dov’ero arrivato (per i problemi di salvataggio impossibile già spiegati). Inutile descrivere come mi guardasse mia madre all’ora di cena. Mio babbo era impegnato fuori casa fin dal mattino, così lei mi prese da parte e mi disse: “Mi raccomando: se lui dopo ti chiede cos’hai fatto oggi, non dirgli la verità. Penserebbe che sei impazzito”. Annuii, segretamente e vieppiù soddisfatto della mia piccola esperienza “sovversiva”; roba da riderne a pensarci adesso.
In breve persi la soluzione del gioco e anche le speranze di finirlo; e in una triste sera, come ho già detto, il monitor fece pùffete. Più nulla, per anni. Poi finalmente, con l’avvento domestico di internet, avrei scoperto che l’assassino è in realtà colui che si credeva essere la vittima; uno scambio di identità, cose che in un giallo ti devi sempre aspettare e speri ti servano da lezione anche per altre future occasioni, quali poi non si sa bene. E infatti sei sempre lì in attesa di applicarla; ma se non altro da allora non hai patito ulteriori forme di sociopatia altrettanto o più gravi (anche se l’heavy metal è ancora lì a ribollire nelle budella, al pari di un vulcano sottomarino. Per quello non c’è cura).

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4 pensieri su “Scimmie, crociere e rosacroce

  1. Non si guarisce dal metal, davvero? Neanche se ti faccio un nastro dei – uhm, vediamo, che anno era, l’89? mumble mumble – ecco, dei Mudhoney? Non so, Hate the police, per dire. Guarda che le chitarre graffiano anche lì. Buona domenica, Carmignanis, e che sia buona anche oggi alle 15 al Dall’Ara.

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  2. Del minestrone metal ho assaggiato anche la verdura Mudhoney, certo, ma non è quella che apprezzo di più…e anche per gli Iron Maiden ho sempre provato più riverenza che passione vera: oggi non penso comprerei nulla di loro. Non proseguo il discorso perché poi i nostri sentieri tendono a separarsi. Per il resto incrociamo le dita, anche se non ho capito, per dire, chi dovrebbe fare gol in questo momento. Magari Mirante?

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  3. A proposito, te l’ho detto che l’ho incrociato l’altro giorno in via Santo Stefano? Gli ho fatto una gran festa, e lui è stato al gioco, mi sembra anche una gran persona.

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