Sportello anti offesa

(Pubblico quanto segue ben consapevole che solo Fellini era legittimato a parlare dei suoi sogni in tutta tranquillità, perdipiù guadagnandoci applausi, fama e soldi).

L’altra notte ho sognato Girolamo Cardillo. Si chiamava proprio così, e viveva nella Napoli degli anni Settanta. L’ho visto, questo rude omone di cinquant’anni circa, nel pieno della sua attività di commerciante d’ortofrutta. Aveva la carnagione scura, i lineamenti da totem che parevano istoriati da un esperto cesellatore sudamericano, le labbra carnose, i capelli attaccati quasi a metà fronte. Ho assistito alle sue fatiche, le centinaia di casse di sammarzano, peperoni e melanzane caricate sul furgone in tanti anni di lavoro; le traversate continue da mercato a mercato e in quelle strade che noialtri – muniti di povera e distorta immaginazione – non possiamo proprio fare a meno di figurarci strette, coi panni stesi da un palazzo all’altro, brulicanti di creature scalze e feroci che ballano su una montagna di scorze di melone o sulla sella di un motorino truccato, per poi filare a rotta di collo chissà dove. Poi l’ho visto, Girolamo, tornare a casa sua: appiccicate alla porta c’erano quattro foto raffiguranti – nell’ordine – Sant’Antonio, San Gennaro, un ciuccio mascotte calcistica e Bruno Pesaola, chè l’avvento di Sua Santità da Lanus deve ancora compiersi. Ha baciato prima la moglie più larga che alta, con in mano la tazzulella ‘e cafè schianta coronarie, poi i sette figlioli; e scusate di nuovo tutta questa orrida massa di stereotipi, ma i sogni sono sogni, non ci si può far niente.
A un certo punto Girolamo si è appartato in una stanzuccia tutta sua e si è seduto ad una scrivania prendendo carta e penna, l’aria visibilmente corrucciata. Ho avuto giusto il tempo di vederlo poggiare la punta della biro sul foglio, poi un sofisticato fermimmagine ha interrotto bruscamente il sogno. E’ passato qualche secondo: macchè, impossibile andare avanti. Non mi è rimasto che aprire gli occhi, ma ho comunque percepito la risata con cui Girolamo ha accompagnato il mio risveglio. Come se mi volesse dire: e mmo’?
Cosa avrei dovuto fare, da bravo pagliaccio italiano quale pur sempre sono? Probabilmente ricavare da tutto questo dei numeri da giocare al lotto. Invece ho accettato quella che mi era parsa una sfida: e anche considerato che di solito se sollevo mezza palpebra non riesco più a restare a letto, ho intrapreso un massacro di carte (come li chiama Garcia Marquez), di quelli che ogni tanto occorre perpetrare per tenere l’essenziale ed eliminare il superfluo nel proprio studio, constatando alla fine di aver ottenuto il risultato esattamente opposto. Ecco cos’è saltato fuori: ricevute di pagamento delle tasse universitarie, una certificazione medica attestante l’appartenenza del sottoscritto al gruppo sanguigno 0+, biglietti di concerti e partite di calcio (con ogni conseguente ricordo di vicende legate a ciascuno), testi di versioni tradotte a scuola, perfino fotocopie di foto (ma sì!) della comitiva di chissà quale campeggio (com’era verde la mia valle), rinvii di un servizio militare che mai avrei svolto e, dulcis in fundo, una lettera scherzo con sopra il marchio dell’Agenzia delle Entrate che un amico mi mandò per ricordarmi che gli dovevo tot soldi. Solo alla fine è riemerso dal cumulo di cartaccia un foglio ingiallito e spiegazzato, regalo di un finanziere ai miei genitori tempo addietro. Ho dato un’occhiata alla calligrafia infantile, incapace di andare dritta, e alle righe composte di non più di quattro parole, scritte larghe larghe. Mi ci sono tuffato, riempiendomi la bocca e la testa di quella prosa terribilmente “vera”. L’avevo trovato. Il mio sogno si era fermato proprio lì.

Centilisima compagnia di a sicurazione Colombo,
In tata 27.07.71 il mio forcone tarcate NA 117*** mentre scindeva Via Cupa Santa Maria Del Pianto si storgellava improvisamente e si inficava con il musso sotto il musso ti unaltra machina che stava fermato per i cazzi suoi.
Il patrone tella machina è andato in cattivanza e antava truvanno scè scè. (*)
Tico io stesso: se la sicurazione è in forza perchè il patrone della machina non si è aquietato e andava truvanno scè scè?
Una risposta ci sarebbo, il signore tice che voi tella Colombo fato schife e che non pacate a nisciuno neanche a Cesù Griste. Pirciò quanto la mia poliza si sfiata io mi a sicuro con unaltra sicurazione che paca subito e non fa pertere o’ tempo e ca nun va truvanno paglia per cento cavalli.
Con la aucurio che lavocato del signore che cercava scè scè non mi manta a citazione, vi esequio.
Vostro Aff.mo
Girolamo Cardillo

(*) cercava rogne, litigi.

Mi rendo conto solo ora che rischio di incorrere nelle ire del sindaco De Magistris, e dunque di beccarmi una querela. Non credo che questo neoistituito sportello anti offesa possa interferire con i sogni; ma pazienza. Cercherò di mangiare e bere un po’ meno prima di coricarmi.
Grazie comunque, Girolamo.

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