Angherà epiphanies

Se di sera non mi tira fuori casa qualcuno, il che accade sempre meno anche di sabato e domenica, il mio percorso televisivo (satellitare e digital terrestre) tende a ripetersi. Una volta sulla Fox c’era poco più del Dr. House, ai pazienti del quale scoppiavano testicoli, bulbi oculari e budella assortite; ma la diagnosi ipotizzava ogni volta la sarcoidosi o al più il lupus. Su Rai Storia, Minoli cianciava del tempo andato con le sue classiche alzate di sopracciglio e il mascellone Stas Gawronski, nella sua rubrica dei libri, leggeva e leggeva e leggeva finché prendeva a fissare lo spettatore negli occhi, in primo piano, prima di arrivare al punto fermo della frase. Cose del genere, ecco. Oggi l’offerta, negli intenti di Murdoch e compagnia, dovrebbe essersi ampliata; oppure tutto è semplicemente rimescolato, e si sa, certa roba più la mischi e più puzza. Di sicuro, adesso come allora, a un certo punto della serata finisco la benzina e resto impantanato nei canalacci delle retrovie, senza nemmeno sapere se ho la forza per (o davvero voglio) venirne fuori. Di recente l’indecisione mi ha lasciato con il telecomando a mezz’aria, inoculandomi un’epifania quasi come fossi stato una cavia da esperimenti.
Via Angherà era la via del vecchio Tribunale: oggi ci arrivi sbattendo contro il portone dell’università, ed è strategica perché puoi trovarci un paio di posti macchina gratuiti e non troppo lontani dallo struscio cittadino, benché leciti solo di sera e nei giorni festivi. Trattasi di zona a traffico limitato; non lo era quando frequentavo la casa del momentaneo sodale di stronzate, incastrata sopra un portone finto-antico ai lati del quale energumeni pettoruti cercavano di divincolarsi dalla pietra in cui erano scolpiti ma senza riuscirci del tutto, infatti le braccia restavano invisibili. Di solito io e il mio ospitante consacravamo il sabato pomeriggio alla preparazione dei modi più acconci a sciupare la susseguente nottata. Quella volta però ero in anticipo, portato lì da un invito su un bigliettino vergato dalla mia affezionatissima dai capelli rossi – rossi davvero, ché siamo tutti dei coglioni di Charlie Brown – e clandestinamente assicurato in mattinata al portapacchi della mia bici: vediamoci lassù da Tizio, i suoi sono via, ti devo parlare. E’ così che da tempo prendiamo in giro non solo chi ci guarda, ma anche noi stessi: un periodo scandito dalla formula che recita: “ma che dite? mica stiamo insieme”. Tacitamente intendendo: è solo l’anticamera, diamine, la parte più divertente (almeno per quell’età). Gli adolescenti innamorati, così insopportabilmente ipocriti.
In verità, identiche “convocazioni” erano rivolte in precedenza dalla stessa persona a un mio compagno di banco, stracciamutande patentato, che però non ne voleva mezza e arrivava a chiedere a me in che modo potesse togliersela dai piedi e per giunta elegantemente, senza risultare offensivo. Sono quindi una misera riserva? Beh, sì, è un ottimo punto di vista per considerare la faccenda.
Ed ecco lo scrivente di fronte alla sua affezionatissima e al padrone di casa che, dopo qualche convenevole, così sbottò: “Devo andare al Fumettificio a prenotare l’ultimo Dragonball”, col tono di una fanciulla che si ricorda all’ultimo momento di prendere la pillola – “Ma torno subito, ciao ciao”, e corse via come se gli avesse preso fuoco il divano in salotto. A distanza di anni penso al mio amico costretto a vagare per la città tutto il pomeriggio come uno scemo, e ancora mi dico: cosa ho fatto, che persona orrenda sono.
Tutto secondo programma: lei cinse i miei fianchi, io incrociai i polsi dietro la sua nuca. Per un solo ultimo istante ci fu quel volto vicino, vicinissimo, e…va be’, non credo di dover registrare molto altro, se non una battuta del piccolo-grande “patacca” che alberga in ognuno di noi (versione ultra-ignorante del fanciullino pascoliano): “allora è così che si fa tra gli umani!”. Oh bella, rispose l’altro me che intanto volava nella ionosfera: qui si insinua forse che io non appartenga alla categoria, non avendo mai fatto nulla del genere? Va be’, conclusero entrambi: ci pensiamo dopo. Ma un momento. A questo punto, non dovrebbe esserci un degno accompagnamento da ricordare anche ad anni di distanza, più o meno felicemente? Come la mettiamo?
Solo alcuni secondi dopo il taglio del traguardo riconobbi uscire dalle casse “Dissident”, il brano dei Pearl Jam che forse meglio si addice a siffatta occasione: melodico quanto basta, apprezzabile anche facendo “altro”, come spesso succede quando si è alle prese con l’unico gruppo superstite (del quale continuo a prediligere “Vitalogy”, il loro album meno ruffiano) di quel lotto andato a male in partenza. Nell’impianto stava girando una cassetta casereccia di AA.VV. – come si diceva negli anni ’80 per le compilation di autori vari, non necessariamente del Festivalbar – e il pezzo di Vedder e soci arrivò a coronare gli eventi con una precisione inquietante. Stregoneria? Beh, certo. “Amore mio, non ci lasceremo mai, vero? No, mai”. E non ci lasciammo mai. Per tre mesi. Poi, a poco a poco, lasciammo atrocemente seccare la storia tra gli straniti sguardi altrui, e in realtà nemmeno ricordo perché sto raccontando tutto questo.
Perché, casualmente, ho una dannata tastiera sotto le dita? Ok, ma non basta. Ah, aspetta. Ecco, si diceva: “Dissident” dei Pearl Jam, melodica quanto basta, apprezzabile anche eccetera eccetera, quindi anche mentre la cogli molti anni dopo, a mezzanotte circa, in televisione, in sottofondo a un’altra scena d’amore, di tutt’altro amore, tra due esperte di suzione mammaria reciproca con contorno di promettenti costellazioni di nomi femminili e prefissi, esotici gli uni e gli altri, in ogni angolo del video.
Che giochìno, la vita.
https://www.youtube.com/watch?v=3hQJevDR1ZQ

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2 pensieri su “Angherà epiphanies

  1. Li salvo a patto che mi stiano lontani 😃 no, scherzo…i Mudhoney mi sono sempre stati indifferenti, e dei Soundgarden ho assaggiato solo i tempi di Badmotorfinger, che in effetti credo fosse uno dei primi album. Ma quella era tutta musica degna di rispetto, piacesse o meno. Oggi non verrebbe nemmeno considerata.

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